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	<title>investimenti connettivita&#039; Archives - Evercom | Soluzioni Digitali Per Aziende</title>
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	<description>Soluzioni digitali per aziende</description>
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		<title>Banda ultralarga, l’Italia al 47mo posto nella classifica mondiale della fibra</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/banda-ultralarga-litalia-al-47mo-posto-nella-classifica-mondiale-della-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 09:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Connettività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entro il 2026, la percentuale della popolazione mondiale connessa a Internet aumenterà dal 58% al 70%: è quanto stima Omdia nel Global Fiber Development Index che oltre a copertura e penetrazione domestica mappa e classifica tutti gli elementi delle reti in fibra, in particolare l’accesso, il backhaul mobile e la QoS (attualmente misurata dalla velocità media complessiva di downlink e uplink). Il tutto analizzando la situazione in 81 Paesi a livello mondiale.</p>
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					<h1 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Banda ultralarga, l’Italia al 47mo posto nella classifica mondiale della fibra</h1>				</div>
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									<h4>Su 81 paesi ci piazziamo nel cluster dei Movers and Shakers. Singapore sul podio seguito da Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Cina e Qatar. Stati Uniti in 18esima posizione. I primi paesi europei sono Spagna e Svezia seguiti da Lussemburgo e Romania</h4>								</div>
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									<p> </p><p><strong>Entro il 2026, la percentuale della popolazione mondiale connessa a Internet aumenterà dal 58% al 70%:</strong> è quanto stima <strong>Omdia</strong> nel <strong>Global Fiber Development Index</strong> che oltre a copertura e penetrazione domestica mappa e classifica tutti gli elementi delle reti in fibra, in particolare l’accesso, il backhaul mobile e la QoS (attualmente misurata dalla velocità media complessiva di downlink e uplink). Il tutto analizzando la situazione in 81 Paesi a livello mondiale.</p><p> </p><p><strong>Del 70%, il 30% avrà accesso a Internet tramite un dispositivo mobile e il 40% avrà una connessione a banda larga fissa domestica</strong>. “Sebbene il divario di connettività si stia riducendo, le disuguaglianze di velocità e di servizio purtroppo si stanno ampliando”, sottolineano gli analisti puntualizzando che in America Latina sebbene il 44% della popolazione avrà accesso ai servizi fissi a banda larga entro il 2026, solo il 5,3% avrà una connessione che fornirà 500 Mbps o più e solo l’1% avrà velocità superiori a 1 Gbps. Al contrario, in Nord America le percentuali ammonteranno rispettivamente a 77%, 26% e 11% e in Oceania, Asia orientale e sud-orientale si attesteranno a 66%, 40% e 10% All’altra estremità dello spettro, solo il 9% della popolazione africana avrà accesso alla banda larga fissa, con l’84% di quegli utenti limitato a velocità inferiori a 30Mbps.</p><p> </p><p><strong>Singapore continua a guidare l’indice di sviluppo della fibra nel 2021, seguita da Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Cina e Qatar</strong>. I primi<strong> paesi europei in classifica sono Spagna e Svezia</strong> in settima e ottava posizione. Sono seguiti da vicino da <strong>Lussemburgo e Romania</strong>. <strong>L’Italia si piazza al 47mo posto nel cosiddetto cluster 2, quello dei “Movers and Shakers”. Gli Stati Uniti sono a capo della regione delle Americhe e si posizionano al 18mo posto nella classifica mondiale.</strong></p><p>“Oltre ai vantaggi economici, una rete interamente in fibra offre vantaggi ambientali significativi sia sulle reti xDsl che su quelle ibride coassiali in fibra (Hfc) – sottolinea <strong>Michael Philpott, Direttore della ricerca</strong> – Nel 2019, Telefónica (Spagna) ha dichiarato che la sua rete Ftth era dell’85% più efficiente dal punto di vista energetico rispetto alla sua vecchia infrastruttura in rame. L’operatore ha affermato che con l’Ftth ha risparmiato 208 GWh in tre anni, pari a una riduzione di 56.500 tonnellate di emissioni di CO2. Mentre i paesi si spostano verso un futuro più verde, le comunicazioni basate su fibra ottica devono far parte del piano”.</p><p>Maggiori investimenti in reti a banda larga avanzate full-fibra sono dunque essenziali  – sottolinea Omdia – per colmare il divario digitale.</p><p> </p><p> </p><p><em>Tratto da www.corrierecomunicazioni.it, pubblicato il 21 gennaio 2022, di Mila Fiordalisi</em></p>								</div>
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		<title>Banda ultralarga, l’Italia sul podio europeo delle reti in fibra</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/banda-ultralarga-litalia-sul-podio-europeo-delle-reti-in-fibra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 13:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Connettività]]></category>
		<category><![CDATA[banda ultralarga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le stime dell’Ftth Council Europe il nostro Paese con Germania, Uk e Paesi Bassi è in vetta nella classifica della crescita delle infrastrutture Ftth e Fttb. Ma resta da sciogliere il nodo della domanda</p>
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									<h3>Secondo le stime dell’Ftth Council Europe il nostro Paese con Germania, Uk e Paesi Bassi è in vetta nella classifica della crescita delle infrastrutture Ftth e Fttb. Ma resta da sciogliere il nodo della domanda</h3>								</div>
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									<p> </p><p>La <strong>fibra ottica</strong> a casa continua a crescere: le nuove stime dell’<strong>Ftth Council Europe</strong> indicano che, <strong>entro il 2026, 197 milioni di abitazioni in Ue27+Uk saranno raggiunte dall’Ftth/Fttb, </strong>con un incremento del <strong>67%</strong> rispetto a quanto si stima per il 2021 (118 milioni).</p><p><strong>Il numero di abbonati alla banda ultralarga toccherà 135 milioni,</strong> più del doppio dei 60 milioni del 2021. Il tasso di adozione salirà al 68,7% contro il 51,1% di quest’anno. Italia, Germania, Paesi Bassi e Uk sono i mercati a più alto tasso di crescita.</p><p>L’Ftth Council Europe ha fornito il suo forecast per il periodo 2021-2026 anche per l’Europa allargata, dove ha studiato 39 Paesi. Il totale di case raggiunte dall’Ftth/Fttb nel 2026 è di 302 milioni, di cui, come visto quasi 200 milioni, nell’Ue dei 27 più Regno Unito. Gli abbonati totali dell’Europa39 saranno 197 milioni nel 2026.</p><p> </p><div id="ez-toc-container" class="ez-toc-v2_0_17 counter-hierarchy"><div class="ez-toc-title-container"><h3>Italia sul podio per crescita della copertura in fibra</h3><p>Con 16 milioni di abitazioni raggiunte nel 2021 il tasso di crescita dell’Italia dal 2020 all’anno in corso è stimato al 46%, ma<strong> dal 2020 al 2026 sarà vero boom con un +136%, pari a 26 milioni di case</strong> coperte dalla fibra. <strong>Questi tassi di crescita ci posizionano quarti nell’Europa dei 39</strong> Paesi considerati dopo il Regno Unito, che galoppa a ritmi del +488%, la Germania (+385%) e i Paesi Bassi (+144%).</p><p><strong>Non siamo così brillanti ma guadagniamo posizione in termini di adozione</strong>. <strong>Dal 2020 al 2021 l’Italia ha visto crescere gli abbonamenti del 72% a 2,7 milioni totali,</strong> decimi nell’Europa dei 39. <strong>Al 2026 registreremo un tasso di crescita del 422%</strong> posizionandoci settimi e totalizzando 8,2 milioni di abbonamenti alla banda ultralarga in fibra. <strong>Il Regno Unito cresce più veloce di tutti (+1662% rispetto al 2020)</strong> ma sono <strong>Francia e  Germania ad avere, numericamente, più abbonati nel 2026</strong>: rispettivamente 26,3 (+154%) e 25,5 milioni (+1150%).</p><p> </p><h3>L’altra faccia della medaglia: domanda bassissima in Italia</h3><p>Come <strong>penetrazione rispetto al totale delle abitazioni</strong> l’Italia raggiunge il <strong>10% nel 2021</strong> e salirà, secondo il forecast, al <strong>29,3% nel 2026</strong>. Saremo 15mi nell’Europa dei 39: tra cinque anni la classifica sarà guidata dalla Francia e dalla Spagna (per entrambi penetrazione dell’86,2%).</p><p><strong>Al 2026, 2 milioni di abitazioni italiane ancora non saranno raggiunte dall’Ftth/Fttb</strong>. Germania e Uk sono i due Paesi dell’Europa occidentale che avranno un gap maggiore del nostro: 9,6 milioni e 4,3 milioni rispettivamente.</p><p>Ma<strong> il dato peggiore</strong> è negli abbonamenti: le infrastrutture italiane in fibra crescono ma gli italiani, pur raggiunti dall’Ftth/Fttb, non si abbonano. <strong>Ancora nel 2026, ben 19,8 milioni di famiglie non si saranno abbonate alla fibra nonostante siano coperte dalle nuove reti. </strong>È il risultato peggiore in Europa dopo quello della Russia.</p><p> </p><h3>I fattori-traino: Covid e Recovery plan</h3><p><strong>Tra i fattori che trainano la crescita della fibra in Europa c’è sicuramente la pandemia di Covid-19</strong>, che ha accelerato il processo di digitalizzazione delle attività quotidiane, dal lavoro allo studio, dall’intrattenimento allo shopping, spingendo la domanda di banda ultra-larga nelle case. L’aumento di traffico sulle reti ha sostenuto gli investimenti delle telco nelle nuove connessioni in fibra.</p><p>Ma <strong>il vero motore di lungo periodo della crescita sono i piani europeo e nazionali per la digitalizzazione delle economie. Il Pnrr italiano</strong> svolge dunque un ruolo fondamentale nel sostenere la connettività in fibra.</p><p>“Il trend sarà intensificato da nuovi modello di utilizzo che incoraggiano gli operatori di rete a migrare verso soluzioni Ftth, capaci di erogare nuovi servizi  e contribuire al tempo stesso alla sostenibilità delle nuove implementazioni”, ha affermato <strong>Vincent Garnier, direttore generale dell’Ftth Council Europe.</strong> “Il report dimostra che esiste ancora un enorme potenziale di crescita in termini di connettività in molti Paesi dell’Ue anche se le implementazioni procedono a passi rapidi. Tuttavia, una volta creata l’infrastruttura, l’Ftth Council Europe ritiene che resti molta strada da fare per creare una società pienamente digitalizzata. Siamo fermamente che per entrare nel nuovo decennio digitale e dar forma alla trasformazione digitale dell’Europa al 2030<strong> la vera sfida sia l’adozione e rivolgiamo un appello ai governi affinché prendano le misure necessarie che permettono agli utenti finali</strong> di beneficiare delle infinite possibilità offerte dalla connettività full-fiber”.</p><p> </p><h3>Il nodo del digital divide: zone rurali poco coperte</h3><p>L’Ftth Council Europe ha pubblicato anche <strong>il suo primo rapporto sulla full-fiber nell’Europa rurale, con i dati su 10 Paesi dell’Ue,</strong> tra cui <strong>l’Italia</strong>. I dati non sono incoraggianti: anche se più di due terzi delle abitazioni nelle aree rurali hanno un accesso Nga, <strong>la copertura Ftth/Fttb si ferma al 22% nelle aree meno densamente popolate</strong>, contro il 45% di copertura raggiunto su tutti i territori dell’Ue27+Uk.</p></div></div><p> </p><p> </p><div id="ez-toc-container" class="ez-toc-v2_0_17 counter-hierarchy"><p><em>Tratto da www.corrierecomunicazioni.it, pubblicato il 15.09.2021</em></p></div>								</div>
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		<title>Un&#8217;Italia più digitale in cinque anni: una panoramica sul PNRR</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/unitalia-piu-digitale-in-cinque-anni-una-panoramica-sul-pnrr/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 13:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[identita&#039; digitale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti connettivita&#039;]]></category>
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		<category><![CDATA[TRANSIZIONE DIGITALE]]></category>
		<category><![CDATA[transizione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piano presentato dall’Italia e dagli altri Paesi membri dell’Unione europea nasce dall’esigenza di riparare i danni economici e sociali causati dall’emergenza sanitaria da coronavirus. Un intervento per rendere le economie e le società dei Paesi europei più sostenibili e pronte alle sfide e alle opportunità della transizione ecologica e digitale. Il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza è uno dei due principali strumenti del Next Generation Eu, più conosciuto come Recovery Fund, nome ereditato dal progetto embrionale, cioè il “Fondo per la ripresa” approvato dal Consiglio europeo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4741" class="elementor elementor-4741">
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					<h1 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un'Italia più digitale in cinque anni: una panoramica sul PNRR</h1>				</div>
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									<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #999999;">Gli investimenti in connettività e tecnologie evolute sono protagonisti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco che cosa prevede per Pa, imprese e famiglie</span></h3>								</div>
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									<div id="one-col-545_3" class="inview_animate py-3 position-relative _content _content-record inview_animate_in" data-v-85d118c0=""><div class="container google-seo-height d-flex flex-column justify-content-center overflow-hidden" data-v-85d118c0=""><div class="row text-align-center justify-content-center" data-v-85d118c0=""><div class="col-lg-7 text-undefined" data-v-85d118c0=""><div class="" data-v-85d118c0=""><h4 title=""> </h4><h4 class="" title="">Il fatto: cosa sta succedendo</h4><div><p>Il Piano presentato dall’Italia e dagli altri Paesi membri dell’Unione europea nasce <strong>dall’esigenza di riparare i danni economici e sociali</strong> causati dall’emergenza sanitaria da coronavirus. Un intervento per rendere le economie e le società dei Paesi europei più sostenibili e pronte alle sfide e alle <strong>opportunità della transizione ecologica e digitale</strong>. Il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza è uno dei due principali strumenti del <strong>Next Generation Eu</strong>, più conosciuto come Recovery Fund, nome ereditato dal progetto embrionale, cioè il “Fondo per la ripresa” approvato dal Consiglio europeo.</p></div></div></div></div></div></div><div id="one-col-545_4" class="inview_animate py-3 position-relative _content _content-record inview_animate_in" data-v-85d118c0=""><div class="container google-seo-height d-flex flex-column justify-content-center overflow-hidden" data-v-85d118c0=""><div class="position-absolute-center bg-cover-center w-100 h-100" data-v-85d118c0=""> </div><div class="row text-align-center justify-content-center" data-v-85d118c0=""><div class="col-lg-7 text-undefined" data-v-85d118c0=""><div class="" data-v-85d118c0=""><h4 class="" title="">In parole semplici: cosa vuol dire</h4><div><p>Il significato del Piano si legge nei suoi obiettivi: punta a un impatto sulla <strong>crescita del 3,6% nel 2026</strong>, con un balzo dell’occupazione di 3,2 punti nel triennio 2024-2026. Per farlo, adotta <strong>sei “Missioni”</strong> articolate in aree tematiche e strutturali di intervento: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Cruciali anche le riforme di pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione normativa e concorrenza.</p><p>La <strong>Missione 1 mette al centro digitalizzazione, innovazione e cultura</strong>, ed è – con la rivoluzione verde – il capitolo più corposo. Si finanzia con 40,32 miliardi di euro, intersecandosi con tutte le altre missioni. <strong>La digitalizzazione è, infatti, una necessità trasversale</strong>, perché ha a che fare col continuo e necessario aggiornamento tecnologico in tutti i processi produttivi: le infrastrutture nel loro complesso, da quelle energetiche a quelle dei trasporti; interviene su didattica/istruzione, sanità (pensiamo anche solo alla telemedicina), per fare qualche esempio.</p></div></div></div></div></div></div><div id="one-col-545_5" class="inview_animate py-3 position-relative _content _content-record inview_animate_in" data-v-85d118c0=""><div class="container google-seo-height d-flex flex-column justify-content-center overflow-hidden" data-v-85d118c0=""><div class="position-absolute-center bg-cover-center w-100 h-100" data-v-85d118c0=""> </div><div class="row text-align-center justify-content-center" data-v-85d118c0=""><div class="col-lg-7 text-undefined" data-v-85d118c0=""><div class="" data-v-85d118c0=""><h4 class="" title="">Gli effetti: perché ti riguarda</h4><div><p>La Missione 1 impatta sulla connettività per i cittadini, per le imprese, sulla vita e l’organizzazione degli enti pubblici. Per cominciare, ha «l’obiettivo di trasformare in profondità la Pubblica amministrazione attraverso una strategia centrata sulla digitalizzazione». In poche parole, si vuole rendere la <strong>Pubblica amministrazione alleata di cittadini e imprese</strong>, con un’offerta di servizi efficienti e accessibili. Così si vuole superare il peso di diverse amministrazioni che non dialogano tra loro. Per farlo, la Missione agisce sulle «infrastruttura digitali», spingendo la <strong>migrazione al cloud</strong> (lo spazio di elaborazione e archiviazione virtuale) delle amministrazioni, accelerando l’interconnessione tra gli enti pubblici e snellendo le procedure secondo il principio «once only», con cui le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini e imprese informazioni già fornite in precedenza. In più, nel piano si rafforza la <strong>cybersecurity</strong>, ovvero i processi e le tecnologie contro gli attacchi informatici. </p><p>Vengono estesi i servizi in chiave tecnologica ai cittadini, <strong>dall’identità e domicilio digitale ai pagamenti</strong>. </p><p>La Missione fa leva sulle nuove tecnologie per migliorare l’accesso alle risorse turistiche/culturali, e promuove la <strong>trasformazione digitale delle piccole e medie imprese</strong>. </p><p>Tutti questi obiettivi sono raggiungibili solo attraverso importanti investimenti per garantire la copertura di tutto il territorio con <strong>Reti a banda ultra-larga (fibra FTTH, FWA e 5G)</strong>: presupposto necessario per consentire alle imprese di catturare i benefici della digitalizzazione.</p></div></div></div></div></div></div><div id="one-col-545_6" class="inview_animate py-3 position-relative _content _content-record inview_animate_in" data-v-85d118c0=""><div class="container google-seo-height d-flex flex-column justify-content-center overflow-hidden" data-v-85d118c0=""><div class="position-absolute-center bg-cover-center w-100 h-100" data-v-85d118c0=""> </div><div class="row text-align-center justify-content-center" data-v-85d118c0=""><div class="col-lg-7 text-undefined" data-v-85d118c0=""><div class="" data-v-85d118c0=""><h4 class="" title="">Uno sguardo al futuro: cosa succederà</h4><div><p>Se l’Unione europea ha degli obiettivi di digitalizzazione a dieci anni, «noi vogliamo essere più ambiziosi e <strong>mettiamo obiettivi a cinque</strong>», dichiara Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale. Cosa dobbiamo aspettarci, allora, guardando al futuro? «Al 2026 vogliamo che il 70% della popolazione usi l’identità digitale e sia digitalmente abile», continua Colao. «Desideriamo portare il 75% delle Pubbliche amministrazioni italiane a usare servizi cloud, arrivare ad avere almeno l’80% dei servizi pubblici erogati online e al <strong>100% di famiglie e imprese raggiunte dalla banda ultra-larga</strong>». Un cambiamento che dovrà essere «radicale, diffuso e di lungo periodo».</p><p>Gli investimenti, si legge dunque nel piano inviato a Bruxelles, sono idonei a garantire un <strong>salto di qualità</strong> nel percorso di innovazione del Paese. Per capire quanto sia importante, basta partire dall’attuale fotografia dell’Italia, al 25esimo posto in Europa per livello di digitalizzazione a causa di ritardi che includono la limitata diffusione di competenze digitali e la scarsa adozione di tecnologie avanzate. Accelerare dunque la loro <strong>adozione nella Pa, tra le imprese e nelle famiglie</strong> «significa dare alla fine del quinquennio 2021-26 eque opportunità a tutti».</p></div></div></div></div></div></div><p> </p><p> </p><p> </p><p> </p><p><em>Tratto da  </em><img decoding="async" class="alignnone" src="https://d2sj0xby2hzqoy.cloudfront.net/vodafone_lab/attachments/data/000/000/830/original/VBL_logo.svg" alt="Panoramica sul PNRR | Vodafone Business Lab" width="152" height="32" /></p><p> </p>								</div>
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