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	<title>salvaguardare la terra Archives - Evercom | Soluzioni Digitali Per Aziende</title>
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		<title>Energia elettrica green, in bolletta la scelta sostenibile (ed economica)</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/energia-elettrica-green-in-bolletta-la-scelta-sostenibile-ed-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2021 13:29:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le offerte green si basano su un modello di produzione dell’energia che provoca emissioni inquinanti davvero esigue, che sono nulle nel caso dell’energia fotovoltaica, eolica e idroelettrica, mentre nel caso delle biomasse viene incrementato il carbonio presente nella biosfera. Si tratta, dunque, di una scelta a sostegno della sostenibilità ambientale, la quale permette di risparmiare anche sui costi di trasporto in quanto spesso gli impianti vengono sviluppati in prossimità dei luoghi di consumo.</p>
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									<h4> </h4><h2>L’elettricità da fonti rinnovabili</h2><p>Un numero sempre maggiore di operatori del mercato libero dell’energia e del gas naturale propone delle offerte sulla componente luce con energia elettrica green, ovvero prodotta da fonti rinnovabili. Sono sempre di più i consumatori che, negli anni, hanno mostrato interesse per questo genere di offerte, dimostrando così una forte sensibilità nei confronti dell’ambiente. In un contesto planetario caratterizzato da un fabbisogno energetico sempre più elevato si può scegliere infatti se puntare sull’efficienza energetica, cercando di ridurre i costi delle bollette, oppure di attivare unapromozione di tipo green.</p><div class="bck-media"><div class="media__image"><figure class="has-media image is-4by3 is-marginless"><img decoding="async" class="aligncenter" title="" src="https://www.corriere.it/methode_image/2021/04/29/Economia/Foto%20Economia/GettyImages-1215940376.jpg?v=202105201024" alt="" /></figure></div></div><h1> </h1><h2>Le offerte green sull’energia elettrica</h2><p>Le offerte green non sono altro che delle promozioni in cui si avrà accesso, nella propria abitazione o azienda, a energia prodotta da fonti rinnovabili: si tratta di offerte nelle quali la provenienza dell’energia è certificata, ai sensi di quanto previsto dalla legge. La produzione dell’energia elettrica green potrà derivare da fonti differenti. Ne fanno parte l’energia solare, che deriva dall’utilizzo di moduli fotovoltaici, idroelettrica, eolica e geotermica. Esistono, poi, energie prodotte da biomasse solide, liquide oppure derivanti dalle maree o dalle correnti.</p><div class="bck-media"><div class="media__image"><figure class="has-media image is-4by3 is-marginless"><img decoding="async" class="aligncenter" title="" src="https://www.corriere.it/methode_image/2021/04/29/Economia/Foto%20Economia/GettyImages-1082036118.jpg?v=202105201024" alt="" /></figure></div><h1> </h1><h2>La certificazione dell’energia</h2><p>L’energia elettrica green viene certificata tramite le Garanzie d’Origine (GO) che sono rilasciate dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse). Arera, l’autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha introdotto tale sistema di certificazione per fare in modo che l’energia non venga commercializzata più volte. In questo modo viene garantita la tracciabilità della materia prima energia e il consumatore finale ha la possibilità di sapere, in totale trasparenza, che l’energia consumata è stata prodotta da fonti 100% rinnovabili. Ogni Go emesso dal Gse ha un valore di 1 MWh. Esiste poi la certificazione Recs, acronimo di Renewable Energy Certificates, che viene sostenuta dallo standard internazionale in mano all’Association of Issuing Bodies. Tale certificazione può essere aggiunta come attributo al titolo Go, ma non è obbligatoria mentre la Go sì.</p><div class="bck-media"><div class="media__image"><figure class="has-media image is-4by3 is-marginless"><img decoding="async" class="aligncenter" title="" src="https://www.corriere.it/methode_image/2021/04/29/Economia/Foto%20Economia/GettyImages-1302618624.jpg?v=202105201024" alt="" /></figure></div><h2> </h2><h2>Perché scegliere l’energia green</h2><p>Le offerte green si basano su un modello di produzione dell’energia che provoca emissioni inquinanti davvero esigue, che sono nulle nel caso dell’energia fotovoltaica, eolica e idroelettrica, mentre nel caso delle biomasse viene incrementato il carbonio presente nella biosfera. Si tratta, dunque, di una scelta a sostegno della sostenibilità ambientale, la quale permette di risparmiare anche sui costi di trasporto in quanto spesso gli impianti vengono sviluppati in prossimità dei luoghi di consumo. Al contrario, l’energia prodotta in modo convenzionale rappresenta una delle principali cause di inquinamento dell’atmosfera. Se le offerte green sull’energia sono ormai la norma, sono meno diffuse quelle sul gas, che comunque esistono. Si tratta di promozioni nelle quali viene utilizzato il biogas, chiamato anche gas verde, i quale sfrutta i materiali che provengono dagli allevamenti, dalla produzione alimentare, dalle acque reflue dei depuratori.</p><div class="bck-media"><div class="media__image"><figure class="has-media image is-4by3 is-marginless"><img decoding="async" class="aligncenter" title="" src="https://www.corriere.it/methode_image/2021/04/29/Economia/Foto%20Economia/GettyImages-1204378282.jpg?v=202105201024" alt="" /></figure></div></div><h2> </h2><h2>Come scegliere un’offerta di tipo green</h2><p>L’energia green potrà essere acquistata soltanto all’interno del mercato libero: questo significa che si potrà valutare l’attivazione di una promozione simile soltanto effettuando il passaggio al mercato libero, che sarà obbligatorio per tutti a partire dal 1° gennaio 2023, o attivando una nuova promozione da zero. Scegliere l’energia elettrica green non provocherà alcuna modifica all’impianto elettrico né del contatore. Il miglior modo per attivare un’offerta green nella propria abitazione consiste nel confrontare &#8211; magari tramite l’utilizzo di un comparatore di tariffe &#8211; le tipologie di offerte che vengono proposte dai vari operatori del mercato libero. Una volta sottoscritta l’offerta in questione su tutte le bollette che si riceveranno sarà indicata la certificazione obbligatoria della propria fornitura green. In aggiunta, spesso succede che oltre alla convenienza ambientale di accedere a questa forma di energia, vengono proposti anche dei vantaggi ulteriori, come per esempio degli sconti aggiuntivi per la domiciliazione bancaria e la bolletta digitale, un’altra soluzione a sostegno del pianeta.</p><div class="bck-media"><div class="media__image"><figure class="has-media image is-4by3 is-marginless"><img decoding="async" class="aligncenter" title="" src="https://www.corriere.it/methode_image/2021/04/29/Economia/Foto%20Economia/GettyImages-1151503345.jpg?v=202105201024" alt="" /></figure></div></div><div class="card-navigation fxr-between-center"> </div></div><div> </div><div> </div><div><em>Tratto dal Corriere della Sera, 20 maggio 2021</em></div></div>								</div>
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		<title>Auto elettrica, caldaie green, idrogeno: come azzerare le emissioni entro il 2050 (in 400 tappe)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2021 13:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop delle vendite di auto con motore a combustione interna entro il 2035 e agli investimenti in giacimenti di gas e petrolio già da quest’anno. Sono alcune delle 400 tappe indicate dall’International Energy Agency nel rapporto Net Zero</p>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Auto elettrica, caldaie green, idrogeno: come azzerare le emissioni entro il 2050 (in 400 tappe)</h2>				</div>
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									<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #808080;">Stop delle vendite di auto con motore a combustione interna entro il 2035 e agli investimenti in giacimenti di gas e petrolio già da quest’anno. Sono alcune delle 400 tappe indicate dall’International Energy Agency nel rapporto Net Zero</span></h4>								</div>
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									<h3> </h3><h2 class="storie-title">La tabella di marcia</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">La finestra per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 si sta restringendo. Il numero di Paesi che si sono impegnati a raggiungere lo zero netto è aumentato ma, anche nel caso in cui riescano a raggiungere pienamente i loro obiettivi, ci saranno ancora 22 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in tutto il mondo nel 2050, che porterebbero a un aumento della temperatura di circa 2,1 °C entro il 2100. Per contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi °C bisogna smettere da subito di investire nei combustibili fossili.</p><p>A dirlo è il nuovo rapporto dell’International Energy Agency (Iea) «Net Zero by 2050: a Roadmap for the Global Energy Sector» che fissa 400 tappe per raggiungere lo zero netto. Oltre a tagliare drasticamente il consumo di petrolio e gas, dal 2035 dovranno essere vietate le vendite di nuove automobili con motori a combustione interna. Nel 2040 la produzione globale di energia elettrica dovrà essere già a emissioni zero, grazie alle rinnovabili. E bisognerà azzerare le emissioni degli edifici, a partire dalle caldaie.<br />Inoltre servono investimenti massicci nelle tecnologie a basse emissioni di CO2. Entro il 2030 si dovrà passare dagli attuali 2 miliardi l’anno a circa 5 miliardi di dollari. Ma vediamo in dettaglio alcuni delle tappe della roadmap Iea.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/rinnovabili-cf-cropped-20-0-581-438-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="La tabella di marcia" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/rinnovabili-cf-cropped-20-0-581-438-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div></div><div> </div><div> </div><div><h2 class="storie-title">Stop a gas, carbone e petrolio</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">Lo stop agli investimenti in carbone, petrolio e gas deve avvenire nel 2021, dice l’Agenzia internazionale per l’energia. A parte i progetti già in cantiere, non c’è spazio per nuove miniere di carbone o estensioni di miniere, né tantomeno per nuovi giacimenti di petrolio o gas.<br />Secondo l’Iea la domanda di petrolio non tornerà mai al picco del 2019 e diminuirà quasi del 75% dal 2020 al 2050. Questo significa che gli investimenti nei giacimenti di petrolio esistenti sono sufficienti per soddisfare la domanda. Lo stesso vale per il gas naturale, anche se la sua domanda continuerà ad aumentare fino al 2030.<br />Le centrali a carbone meno efficienti dovranno essere eliminate entro il 2030 e quelle rimaste nel 2040 dovrebbero essere dotate di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/petrolio-cf-cropped-2-0-652-492-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="Stop a gas, carbone e petrolio" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/petrolio-cf-cropped-2-0-652-492-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div><div class="chapter"><h2> </h2><h2 class="storie-title">Auto: addio a diesel e benzina entro il 2035. Ricariche pubbliche per auto elettriche</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">Una delle 400 tappe per raggiungere la neutralità a livello globale nel 2050 è lo stop alla vendita di auto con motore diesel o benzina entro il 2035. Il percorso per decarbonizzare il trasporto pesante invece sarà più lungo e complesso. Per i camion le celle a combustibile basate sull’idrogeno potranno avere un ruolo chiave.<br />Entro il 2040 l&#8217;elettricità dovrebbe diventare dominante. Secondo la roadmap dell’Iea rappresenterà quasi il 45% dei consumi di energia nel settore dei trasporti, seguita dai combustibili a base di idrogeno (28%) e dai biocarburanti (16%). Dopo il 2030 i biocarburanti saranno sempre più utilizzati per l&#8217;aviazione e la navigazione, settori particolarmente difficili da decarbonizzare.<br />Il numero di punti di ricarica pubblici per i veicoli elettrici dovrebbe aumentare da circa un milione di oggi a 40 milioni nel 2030, richiedendo un investimento annuo di quasi 90 miliardi di dollari nel 2030.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/auto%20elettrica-cf-cropped-1-0-1591-1200-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="Auto: addio a diesel e benzina entro il 2035. Ricariche pubbliche per auto elettriche" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/auto%20elettrica-cf-cropped-1-0-1591-1200-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div><div class="chapter"><h1> </h1><h2 class="storie-title">Elettricità dalle rinnovabili</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">L’Iea fissa al 2030 il termine ultimo per la produzione di elettricità da carbone per i Paesi più ricchi. Gli altri Stati raggiungeranno lo stesso obiettivo entro il 2040. La roadmap prevede che la quota di energia elettrica generata dalle rinnovabili raddoppi dal 29% al 61% entro il 2030 e raggiunga l&#8217;88% entro il 2050.<br />Entro il 2050 quasi il 90% della produzione di elettricità dovrà provenire da fonti rinnovabili, con l&#8217;eolico e il solare fotovoltaico che insieme rappresenteranno quasi il 70%. Nel 2030 le installazioni annuali di impianti fotovoltaici dovranno raggiungere i 630 GW, mentre l’eolico dovrà arrivare a 390 GW l’anno.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/rinnovabili_eolico_fotovoltaico_rete_elettrica_13-cf-cropped-103-0-695-524-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="Elettricità dalle rinnovabili" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/rinnovabili_eolico_fotovoltaico_rete_elettrica_13-cf-cropped-103-0-695-524-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div><div class="chapter"><h1> </h1><h2 class="storie-title">62% di idrogeno verde entro il 2050</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">Secondo il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia un altro dei pilastri della decarbonizzazione è l’idrogeno verde. Entro il 2030 dovranno essere prodotti 149 milioni di tonnellate di idrogeno «a basso tenore di carbonio» l’anno, mentre entro il 2050 si dovrà arrivare a 520 milioni di tonnellate l’anno, partendo dalle 9 milioni di tonnellate del 2020. Entro la fine del decennio più della metà di tutta la produzione dovrà essere verde. Entro il 2050 l’idrogeno verde dovrà arrivare al 62%. Questo significa che la capacità produttiva degli elettrolizzatori installati dovrà raggiungere gli 850 GW entro il 2030 e i 3.585 GW entro il 2050.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/idrogeno-cf-cropped-2-0-652-492-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="62% di idrogeno verde entro il 2050" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/idrogeno-cf-cropped-2-0-652-492-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div><div class="chapter"><h1> </h1><h2 class="storie-title">Stop alle caldaie a gas dal 2025</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">Dal 2025 le caldaie a gas non dovrebbero essere più vendute, dice l’Iea. È necessario che i governi fissino quanto prima nuovi standard energetici per gli edifici, che prevedano l&#8217;eliminazione dei combustibili fossili. Le decisioni, spiega l’International Energy Agency, saranno più efficaci se si concentreranno sulla decarbonizzazione dell&#8217;intera catena del valore, tenendo conto non solo degli edifici, ma anche delle reti energetiche e infrastrutturali che li riforniscono. Per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica è necessario che gli edifici a zero emissioni di CO2 diventino la norma in tutto il mondo prima del 2030, sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni.</p></div><div class="bk_cop_im1 rs_preserve rs_skip"><img decoding="async" class="lazy aligncenter" title="" src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/caldaia-cf-cropped-1-0-581-438-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" alt="Stop alle caldaie a gas dal 2025" data-original="//images2.corriereobjects.it/methode_image/2021/05/18/Economia/Foto%20Economia%20-%20Trattate/caldaia-cf-cropped-1-0-581-438-khvC--590x445@Corriere-Web-Sezioni.jpeg?v=202105190934" /></div><div class="chapter"><h1> </h1><h2 class="storie-title">Nuovi posti di lavoro</h2><div class="container-body-article clearfix paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">La transizione energetica al 2030, con l&#8217;obiettivo di arrivare a zero emissioni di gas serra al 2050, potrà creare fino a 30 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo: 14 milioni attraverso nuove attività e investimenti nelle fonti di energia pulita e ingegneria, e altri 16 milioni in settori come l’industria manifatturiera (dagli elettrodomestici alle vetture e alle batterie elettriche) o l’efficientamento energetico degli edifici. La transizione contribuirà anche a far crescere l’economia. Secondo un&#8217;analisi, che l’International Energy Agency ha realizzato con il Fondo monetario internazionale, l&#8217;investimento energetico totale annuo salirà a 5mila miliardi di dollari entro il 2030, facendo crescere il Pil globale di 0,4 punti percentuali all&#8217;anno.</p><p> </p></div></div></div><p> </p></div></div><div class="chapter"><p class="chapter-paragraph"><em>Tratto dal Corriere della Sera, 19 maggio 2021 di Valentina Iorio</em></p></div><div class="paginazione-storie"> </div></div></div></div></div></div></div></div></div>								</div>
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		<title>L’auto elettrica si ricarica (guidando) in autostrada: il progetto sulla Brebemi</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/lauto-elettrica-si-ricarica-guidando-in-autostrada-il-progetto-sulla-brebemi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 14:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AUTO ELETTRICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggiare con un’auto elettrica senza doversi più fermare per ricaricarla, eliminando così il problema delle colonnine e abbattendo i tempi di attesa, potrebbe presto diventare realtà. Questo grazie al il primo progetto mondiale di innovazione collaborativa per la mobilità chiamato «Arena del Futuro», che ha l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 di veicoli privati e commerciali.</p>
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									<p> </p><p><span style="color: #999999;">Viaggiare con un’auto elettrica senza doversi più fermare per ricaricarla, eliminando così il problema delle colonnine e abbattendo i tempi di attesa, potrebbe presto diventare realtà. Questo grazie al <strong>il primo progetto mondiale di innovazione collaborativa per la mobilità</strong> chiamato «Arena del Futuro», che ha l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 di veicoli privati e commerciali.</span></p><p> </p><p><span style="color: #999999;"><strong>Così aziende internationali, università e istituzioni</strong>, e nello specifico, l’autostrada A35 Brebemi-Aleatica, ABB, Electreon, Fiamm Energy Technology, Iveco, Iveco Bus, Mapei, Pizzarotti, Politecnico di Milano, Prysmian, Stellantis, Tim, Università Roma Tre e Università di Parma, si sono unite per dimostrare l’efficacia della carica induttiva dinamica senza contatto. Si tratta di una<strong> tecnologia wireless </strong>che consente ai veicoli elettrici di<strong> ricaricarsi in movimento</strong> prendendo elettricità, da un sistema posto immediatamente sotto l’asfalto. L’auto dovrà però munirsi di un apposito ricevitore che oltre a ricaricare l’auto, permetterà lo scambio di dati lungo il percorso di guida, utili per la sicurezza.</span></p><p> </p><p><span style="color: #999999;"><strong>Il progetto prevede una fase test</strong> che verrà effettuata su un anello di asfalto di 1.050 metri, costruito accanto alla Brebemi in un’area privata dell’autostrada A35 in prossimità dell’uscita Chiari Ovest, alimentato con una potenza elettrica di 1MW, l’applicazione della tecnologia <strong>«Dynamic Wireless Power Transfer»</strong> a diverse gamme di veicoli elettrici in ambiente statico e dinamico, la connettività avanzata mediante <strong>tecnologie 5G e IoT (Internet of Things)</strong> per garantire la massima sicurezza stradale e ottimizzare la produttività dei veicoli commerciali, l’ottimizzazione della pavimentazione stradale al fine di renderla più durevole e non alterare l’efficienza della carica induttiva.</span><br /><span style="color: #999999;">La fase test, sperimenterà la tecnologia nei prossimi mesi su due auto Stellantis e un Iveco Intercity Bus.</span></p><p> </p><p><em>Tratto da Corriere della Sera, di Emily Capozucca, 19 maggio 2021</em></p>								</div>
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		<title>Dal Canada la più piccola cella solare al mondo</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/dal-canada-la-piu-piccola-cella-solare-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 13:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cellule solari]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccola, anzi minuscola ma con un’efficienza sorprendete. È la cella fotovoltaica multigiunzione creata da Pierre Albert, con il team dell’Istituto 3IT e il laboratorio CNRS-LN2, dell’Università di Sherbrooke, in Canada. Il dispositivo misura appena 0,09 millimetri quadrati: una dimensione così ridotta da renderla la più piccola cella solare al mondo. </p>
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									<p> </p><p>Piccola, anzi minuscola ma con un’efficienza sorprendete. È la cella fotovoltaica multigiunzione creata da <strong>Pierre Albert</strong>, con il team dell’Istituto 3IT e il laboratorio CNRS-LN2, dell’<strong>Università di Sherbrooke</strong>, in Canada. Il dispositivo misura appena <strong>0,09 millimetri quadrati</strong>: una dimensione così ridotta da renderla <strong>la più piccola cella solare al mondo</strong>. A titolo di confronto, la sua superficie è di oltre 250 volte inferiore rispetto quella delle celle a concentrazione oggi sul mercato. E di ben 100.000 volte in confronto alla superficie delle celle convenzionali. In compenso, grazie all’approccio tandem è in grado di convertire <strong>il 30% della luce incidente in elettricità</strong>. Un’efficienza ottenuta dalla combinazione di InGaP, InGaAs e Germanio.</p><p>Quali sono i vantaggi di un fotovoltaico minuscolo? Come sottolinea lo stesso ateneo, in una nota stampa: la <strong>dissipazione del calore</strong>, la <strong>riduzione delle perdite elettriche</strong> e la <strong>maggiore durata</strong>.</p><p> </p><p><em>“Attualmente, nel fotovoltaico a concentrazione</em> <em>vengono utilizzate celle abbastanza grandi“,</em> spiega Albert riferendosi ad unità di pochi millimetri quadrati. Questi “pochi millimetri” per la ricerca sul campo sono già troppi e in grado di determinare diversi problemi legati alla dissipazione del calore. Al contrario con un dispositivo di 0,09 mm<sup>2</sup>, diventa molto più facile evitare il surriscaldamento e quindi garantire prestazioni elettriche migliori e una durata maggiore. </p><p>Il team di ricerca ha deciso di far valutare le prestazioni della più piccola cella solare al mondo presso il laboratorio Fraunhofer ISE in Germania, uno dei pochi a compiere questo tipo di lavoro.</p><p><em>“Abbiamo preferito che queste misure generassero un impatto maggiore. Dimostrare che la valutazione è stata fatta in un rinomato laboratorio è un grande vantaggio, e probabilmente ci ha aiutato molto per la pubblicazione”,</em> aggiunge il ricercatore, sottolineando che la massima efficienza certificata dal laboratorio è del 33,8% sotto 584 soli per 0,25 mm<sup>2</sup>.</p><p> </p><p>Per ora si tratta solo di test preliminari, il il team confida che si tratti di risultati molto promettenti. <em>“Ciò che si sta delineando è che le cellule piccole sembrano funzionare altrettanto bene di quelle grandi. Certo, ci sarà del lavoro da fare per renderli stabili e poterli utilizzare su scala più ampia […] ma siamo molto fiduciosi perché stiamo utilizzando approcci compatibili con il processi industriali”.</em> Lo studio è pubblicati su <strong>Progress in Photovoltaics (testo in inglese)</strong></p><p> </p><p> </p><p><em>Tratto da www.rinnovabili.it</em></p>								</div>
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		<title>Ecco com’è cambiata la terra in 40 anni: il video impressionante con la nuova funzione Timelapse di Google Earth</title>
		<link>https://www.evercomsrl.net/ecco-come-cambiata-la-terra-in-40-anni-il-video-impressionante-con-la-nuova-funzione-timelapse-di-google-earth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 14:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento umano]]></category>
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		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>24 milioni di immagini satellitari degli ultimi 37 anni incorporate in una nuova versione di Google Earth: un nuovo punto di vista cronologico rispetto al nostro pianeta. Le prove dei drastici mutamenti in atto, inclusi gli effetti del cambiamento climatico e del comportamento umano.</p>
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					<h1 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Ecco com’è cambiata la terra in 40 anni: il video impressionante con la nuova funzione Timelapse di Google Earth

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									<h6 class="chapter-subtitle"><span style="color: #808080;">24 milioni di immagini satellitari degli ultimi 37 anni incorporate in una nuova versione di Google Earth: un nuovo punto di vista cronologico rispetto al nostro pianeta. Le prove dei drastici mutamenti in atto, inclusi gli effetti del cambiamento climatico e del comportamento umano. </span></h6><p> </p><h4><span style="color: #808080;">Una delle rappresentazioni per immagini più complete del nostro pianeta in evoluzione è ora disponibile al pubblico. Grazie alla stretta collaborazione tra Google Earth, Esa, Commissione Europea, Nasa e US Geological Survey, 24 milioni di immagini satellitari degli ultimi 37 anni sono state incorporate in una nuova versione di Google Earth, creando un nuovo punto di vista cronologico rispetto al nostro pianeta.</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">Nel più grande aggiornamento di Google Earth dal 2017, gli utenti possono ora scoprire il nostro pianeta in una dimensione completamente nuova: il tempo. Con una nuova funzionalità chiamata Timelapse di Google Earth, gli utenti possono assistere a quasi quattro decenni di cambiamenti in tutto il pianeta. L’aggiornamento mostrerà le prove evidenti dei drastici mutamenti in atto, inclusi gli effetti del cambiamento climatico e del comportamento umano.</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">I visitatori possono ora intraprendere un viaggio attraverso il e prove evidenti dei drastici mutamenti in atto, inclusi gli effetti del cambiamento climatico e del comportamento umano, esplorando le forme mutevoli delle coste, seguendo la crescita delle megalopoli, monitorando la deforestazione e molto altro ancora.</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">Per ogni argomento, Google Earth vi condurrà in un tour guidato per comprendere meglio i cambiamenti del pianeta e come le persone vi si relazionano. Rebecca Moore, Direttrice di Google Earth, ha dichiarato: «Questo aggiornamento è stato reso possibile grazie ai dati open forniti dal programma Copernicus dell’Unione Europea e dai suoi satelliti Sentinel, nonché dalla Nasa e dal programma Landsat dell’US Geological Survey. La missione di imaging ad alta risoluzione, Copernicus Sentinel-2, è stata parte integrante dello sviluppo della nuova funzione Timelapse di Google Earth e dell’esclusiva visione globale che stiamo offrendo agli utenti di tutto il mondo».</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">Maurice Borgeaud, Capo del Dipartimento Scienza, Applicazioni e Clima dei Programmi di Osservazione della Terra dell’ESA, ha commentato: «L’uso dei dati dei satelliti Sentinel del programma Copernicus consente a milioni di persone di esplorare i cambiamenti sulla Terra. Ma ciò che la flotta operativa di satelliti europei ci consente di fare va ben oltre! Stiamo analizzando tutti gli aspetti dei cambiamenti sul nostro pianeta, che si tratti di eventi naturali o causati dall’uomo, e il loro impatto sul clima».</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">I Sentinel sono una flotta di satelliti dedicati di proprietà dell’UE, appositamente progettati per fornire quella ricchezza di dati e immagini che risulta fondamentale per il programma ambientale Copernicus dell’Unione Europea. La missione di imaging ad alta risoluzione, Copernicus Sentinel-2, utilizzata principalmente per il monitoraggio del territorio, è stata la chiave per migliorare Timelapse e la sua funzionalità. Copernicus Sentinel-2 è una missione in orbita polare basata su una costellazione di due satelliti identici nella stessa orbita, a 180° l’uno dall’altro per avere una copertura e una trasmissione dei dati ottimali. La combinazione di alta risoluzione, nuove capacità spettrali, un’ampiezza dell’andana di 290 km e frequenti tempi di revisione mettono a disposizione immagini della Terra mai ottenute prima, ogni cinque giorni a una risoluzione spaziale di 10 m.</span></h4><p> </p><h4><span style="color: #808080;">Questa nuova funzionalità Timelapse ha richiesto una notevole quantità di tempo e ha comportato il «pixel chrunching» in Earth Engine, la piattaforma di Google per l’analisi geospaziale. Per aggiungere le immagini animate Timelapse a Google Earth, sono state messe insieme più di 20 milioni di immagini satellitari dal 1984 al 2020. In totale, il lavoro ha richiesto oltre 2 milioni di ore di elaborazione su migliaia di elaboratori Google Cloud per assemblare 20 petabyte di immagini satellitari in un unico mosaico video di 4,4 terapixel</span>.</h4><p> </p><p><em>Tratto dal Corriere della Sera, 15.04.2021; www.corriere.it</em></p>								</div>
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