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	<title>educazione Archives - Evercom | Soluzioni Digitali Per Aziende</title>
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		<title>Usare lo smartphone mentre si cammina può creare il caos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Ferroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 11:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo accorti tutti che camminare guardando lo smartphone non è solo pericoloso ma inefficiente. La conferma però arriva da uno studio giapponese che si potrebbe definire bizzarro se non fosse serissimo. Nasce infatti da un team di ricercatori che si occupa di movimento delle folle, una branca che oggi, con l'intelligenza artificiale, sta acquistando sempre maggiore interesse. Insegnare a un computer come agiscono gli umani, la casualità dei nostri atti e l'imprevedibilità permetterà alle macchine di gestire flussi più importanti, per esempio il comportamento di un pedone di fronte a un'auto autonoma o come un robot debba muoversi in presenza di umani.</p>
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									<h3> </h3><h3 class="article-subtitle">Una squadra di ricercatori ha scoperto che basta una sola persona concentrata sul telefono per distrarre fino a 50 persone che la seguono</h3><h3> </h3>								</div>
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									<div class="paywall-content"><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph">Ci siamo accorti tutti che camminare <strong>guardando lo smartphone non è solo pericoloso ma inefficiente</strong>. La conferma però arriva da <strong>uno studio giapponese</strong> che si potrebbe definire bizzarro se non fosse serissimo. Nasce infatti da <strong>un team di ricercatori che si occupa di movimento delle folle</strong>, una branca che oggi, con l&#8217;intelligenza artificiale, sta acquistando sempre maggiore interesse. Insegnare a un computer come agiscono gli umani, la casualità dei nostri atti e l&#8217;imprevedibilità permetterà alle macchine di gestire flussi più importanti, per esempio il comportamento di un pedone di fronte a un&#8217;auto autonoma o come un robot debba muoversi in presenza di umani. Ma torniamo al Giappone.</p></div><div class="chapter clearfix"><div id="rcsad_Bottom1_Ph"> </div><h5 class="chapter-title">La ricerca</h5><p class="chapter-paragraph">Il paper pubblicato in Science Advances racconta un esperimento curioso. I ricercatori hanno <strong>diviso alcuni studenti dell&#8217;Università di Tokyo in due gruppi</strong> e poi li hanno fatti <strong>passeggiare in un vicoletto in direzioni opposte.</strong> Un gruppo aveva<strong> le tre persone in prima fila con lo smartphone in mano e tutta l&#8217;attenzione rivolta ad esso,</strong> l&#8217;altro invece era composto da normali passeggiatori attenti alla strada. La scoperta è che quando i gruppi si incontrano le persone davanti in genere trovano dei pertugi che poi vengono seguiti da chi gli sta dietro creando di fatto un percorso, un nastro senza soluzione di continuità che permette a entrambi i gruppi di passare senza problemi. Il tutto avviene in automatico.</p><p> </p></div><div class="chapter clearfix"><p><span style="color: #000000;"><strong>Si genera il caos</strong></span></p></div><div class="chapter clearfix"><p class="chapter-paragraph"><strong>Il problema però sono coloro che guardano lo smartphone.</strong> Tendono infatti ad avere <strong>meno informazioni circa i dintorni</strong>, non colgono quelle piccole avvisaglie circa ciò che sta accadendo e così non solo faticano a trovare uno spazio in cui passare ma non «trasmettono l&#8217;informazione» a chi sta dietro, anche se non ha il telefono. <strong>Il risultato è un incontro caotico,</strong> con i seguaci dello smartphone che costringono anche gli altri a fare quel classico «balletto» che sperimentiamo spesso quando camminiamo in strada. La controprova è che se i tre studenti con il telefono vengono messi in fondo al gruppo si torna a una situazione di normalità con i flussi che si incontrano ma non si scontrano.</p><p> </p></div><div class="chapter"><h5 class="chapter-title">Le potenziali conseguenze</h5><p class="chapter-paragraph">Su piccola scala ciò è poca cosa ma pensandola sui grandi numeri, magari con le folle oceaniche che si riversano contemporaneamente sulle strade di Tokyo, ecco che l&#8217;esperimento mostra la sua forza.<strong> Secondo i ricercatori bastano poche persone concentrate sul telefono per distrarre oltre 50 umani che li seguono.</strong> Visto che gran parte di noi ha uno smartphone e non vuole smettere di usarlo anche mentre cammina, ecco che il mondo di ieri, con le sue strade, i suoi attraversamenti pedonali, i suoi marciapiedi forse ha bisogno di essere rivisto. Stando agli studiosi architetti e urbanisti devono tenere conto anche questi risultati quando studiano i movimenti delle folle attraverso nuove aree edificate, strade o centri commerciali. <strong>Per robot e auto autonome c’è tempo. Prima dobbiamo coordinarci tra noi.</strong></p></div></div><div><div class="paywall-content"><div class="chapter clearfix"> </div></div><div id="pno-in-article-abbonato" class="chapter"> </div><div class="article-signature clearfix"><div class="article-credits"><em><span style="color: #808080;"><a class="show-user" style="color: #808080;" rel=""><span class="autore">di</span> Alessio Lana</a></span></em></div></div></div><div class="article-signature clearfix"><div class="article-date-place"><em>18 marzo 2021 (modifica il 18 marzo 2021 | 19:28); www.corriere.it;</em></div><div class="article-credits"><em>© RIPRODUZIONE RISERVATA</em></div></div>								</div>
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